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Analisi settimanale dei mercati

I sobbalzi sono la nuova fase di transizione

La Federal Reserve ha rivisto nettamente al rialzo le sue previsioni di espansione del PIL nel 2024, che passano dall'1,4% al 2,1%. Il 2024 sembra quindi presentarsi come un anno assolutamente regolare in termini di crescita, addirittura superiore al potenziale, secondo alcune stime. La banca centrale statunitense ha inoltre alzato le sue proiezioni d'inflazione per il PCE core (Personal Consumption Expenditures) dal 2,4% al 2,6%. Tuttavia, il punto mediano del suo famigerato dot plot indicava ancora tre tagli di 25 punti base per l'anno in corso, con il tasso sui Fed Fund al 4,6% in chiusura d'anno. Non sono mancati alcuni segnali lievemente restrittivi, ma tutti in riferimento a un orizzonte più lontano. La revisione al rialzo della traiettoria dei tassi e, in particolare, del policy rate a lungo termine (passato dal 2,5% al 2,6%) potrebbe in effetti indicare un tasso d'interesse di equilibrio strutturalmente più elevato.

Ciò detto, questi risvolti leggermente intransigenti per il 2025 e oltre non hanno minimamente turbato i mercati degli attivi rischiosi. In occasione della conferenza stampa, il presidente della Federal Reserve Jay Powell ha lanciato un messaggio forte e chiaro, ossia che l'istituto taglierà i tassi. I recenti segnali di persistenza dell'inflazione (e forse di una sua ripresa) sono stati liquidati come normali intoppi di percorso. In breve, sembra molto difficile che la Federal Reserve decida di non tagliare i tassi, mentre la crescita si è rivelata ancora una volta superiore alle attese. I mercati azionari non potevano sperare in un elisir migliore per la crescita e hanno accolto la notizia con un rialzo del 2,3% dell'S&P 500.

Le altre banche centrali hanno gettato benzina sul fuoco accomodante. La Banca Nazionale Svizzera è stata la prima tra le grandi banche centrali a tagliare i tassi d'interesse (-25 punti base all'1,5%), vista la permanenza dell'inflazione al di sotto del livello obiettivo da ormai parecchio tempo. La Banca centrale australiana ha finalmente abbandonato il suo orientamento restrittivo, mentre il governatore della Banca d'Inghilterra (BoE), Andrew Bailey, ha dichiarato che un taglio dei tassi potrebbe figurare nell'ordine del giorno delle prossime riunioni dopo che Catherine Mann e Jonathan Haskel, membri del Monetary Policy Committee (MPC), hanno infine votato a favore di un mantenimento e non di un rialzo.

Dalle banche centrali provengono quindi segnali positivi. Un ulteriore elemento a sostegno del rally degli attivi rischiosi giunge dalle stime flash dell'indice PMI (Purchasing Managers' Index) di marzo, che segnala anch'esso una stabilizzazione: il Composite PMI flash dei mercati sviluppati è salito di 0,4 punti portandosi a quota 51,6 nel mese, con la componente manifatturiera e quella dei servizi in rialzo rispettivamente di 0,2 punti a 49,4 e di 0,3 punti a 52,2. È possibile che tutto questo sia un po' troppo bello per essere vero e che alla lunga ne pagheremo le conseguenze, ma non lo sapremo prima di diverse settimane o addirittura mesi.

Tre fattori dovrebbero infatti farci riflettere: le condizioni finanziarie si sono già ampiamente allentate; l'economia globale sembra stabilizzarsi al suo minimo e sta forse già riaccelerando; l'inflazione potrebbe anch'essa ripartire al rialzo. Tagli simultanei dei tassi da parte delle banche centrali mondiali in risposta a queste tendenze ancora nascenti potrebbero, col tempo, rivelarsi eccessivi e prematuri, riaccendendo così l'inflazione.

Nel discorso pronunciato a fine settimana dal governatore della Federal Reserve Raphael Bostic, che prevede ormai un solo taglio nel 2024, potrebbe esserci molta verità. Ha infatti fatto notare che l'economia statunitense continua a riservare sorprese e ad essere più resiliente ed energica rispetto alle sue aspettative. Ha inoltre sottolineato di essere meno fiducioso sulla traiettoria dell'inflazione, menzionando "alcuni elementi preoccupanti" sotto la superficie (come abbiamo notato nel commento della scorsa settimana). Infine, un'analisi più attenta del dot plot mostra che se dieci funzionari della Federal Reserve anticipano tre o più tagli nel 2024, sono in nove a prevederne due o meno. Dopotutto, potrebbe bastare un piccolo intoppo a rompere l'equilibrio.

Cordiali saluti,

Geraldine


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