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La Parola a Geraldine

Commento settimanale sui mercati – settimana del 1 Luglio 2022

Scopri Dynamic Multi-Asset Fund, un fondo dinamico progettato per operare in differenti scenari, anche i più difficili.


Picco o pausa? Attenzione alla svolta

La scorsa settimana abbiamo assistito alla solita combinazione di inflazione elevata e livelli di fiducia contenuti, cui si sono aggiunte le dichiarazioni restrittive da parte di alcune autorità monetarie al Forum delle banche centrali organizzato dalla BCE a Sintra, in Portogallo, e gli effettivi rialzi dei tassi di Svezia (+50 pb), Colombia (+150 pb) e Ungheria (+185 pb).

Questa volta, però, i mercati hanno deciso che il deterioramento economico potrebbe avere la meglio sul clima di inasprimento monetario. Gli operatori sono sempre più attenti a segnali rivelatori di una recessione, dai cali mensili consecutivi dei prezzi delle abitazioni in Australia alla spesa reale negativa delle famiglie negli Stati Uniti e in Germania, passando per l'indice PMI (Purchasing Managers Index) dei nuovi ordini sceso al di sotto di 50 in molti paesi.

È difficile parlare di recessione, ma in seguito alle revisioni del PIL USA relativo al 1° trimestre 2022 e alla pubblicazione dell'indice delle spese per consumo personali (PCE, Personal Consumption Expenditures) di maggio, preceduta da ampie revisioni, due indicatori chiave del PIL sono passati in territorio negativo nel 2° trimestre: la Federal Reserve di Atlanta stima un calo del PIL dell'1% per il periodo in questione, mentre IHS Markit prevede il -0,7%. In questo modo gli Stati Uniti registrerebbero due trimestri consecutivi di crescita negativa, dopo il -1,6% evidenziato dal PIL nei primi tre mesi dell'anno.

Sul fronte societario, abbiamo assistito a una serie di profit warning o ritiri della guidance, in vista della stagione degli utili relativa al secondo trimestre che avrà inizio tra poche settimane. Tutti i segnali suggeriscono indubbiamente una decelerazione, in particolare per i settori discrezionali e sensibili ai tassi d'interesse. Un esempio perfetto è rappresentato dalle tariffe dei trasporti marittimi, che continuano a scendere settimana dopo settimana, e dal World Container Index (WCI), attualmente inferiore del 32% rispetto al picco.

Per questo motivo i prezzi di diverse materie prime industriali cicliche sono crollati, in particolare il rame, che ha perso oltre il 17% da inizio anno e circa il 25% rispetto al massimo di marzo. Il PMI dell'industria siderurgica cinese è precipitato a 36, mentre quello dei nuovi ordini si attesta a 26.

Naturalmente, anche i mercati dei tassi hanno subito un netto repricing: il Treasury decennale statunitense è tornato al di sotto del 3% dopo il picco del 3,5% toccato a giugno, mentre il Bund ha chiuso all'1,25% da un massimo dell'1,75%. Sul tratto a breve, il mercato stima ormai che il valore di arrivo dei tassi della Federal Reserve per questo ciclo di rialzi, pari a circa il 3,25%, sarà raggiunto nel marzo 2023, seguito a ruota da una serie di tagli (a metà giugno, le previsioni superavano il 4%).

Abbiamo raggiunto il picco dei tassi d'interesse o si tratta semplicemente di una pausa dall'inasprimento? Solo il tempo potrà dirlo. Quel che è certo è che il rallentamento di alcuni settori dell'economia non ha ancora avuto ripercussioni sui prezzi dell'energia e dei generi alimentari, che dipendono in gran parte da fattori completamente diversi dalla politica monetaria.

Durante la settimana, i prezzi energetici hanno continuato a salire, dal momento che i flussi di gas russo verso l'Europa si collocano a un misero 25% della loro portata e le condizioni meteorologiche continuano a influenzare la domanda di energia ed energia idroelettrica. Dopo l'Europa, ora tocca alla Cina affrontare un'ondata di caldo che ha portato la domanda energetica di aria condizionata a toccare livelli record, mentre il flusso di gas giapponese potrebbe risentire del trasferimento del progetto Sakhalin di sviluppo di gas e petrolio a società russe. I prezzi dell'elettricità per una consegna a gennaio 2023 sono progressivamente saliti fino a raggiungere cifre mai viste in Europa mentre il gas naturale è tornato a 150 euro per megawattora (MWh). Inoltre, i prezzi del petrolio rimangono al di sopra dei 100 dollari al barile, con i distillati come il gasolio a livelli tuttora molto elevati a causa della mancanza di capacità di raffinazione.

In prospettiva, i lavori pianificati di manutenzione annuale di Nord Stream 1 comporteranno una riduzione dei flussi di gas russo verso l'Europa a circa il 10% della capacità, mentre ci si chiede se i flussi riprenderanno il 23 luglio dopo un periodo di manutenzione di 10 giorni. L'unica notizia positiva è che lo stoccaggio di gas in Europa ha ora raggiunto il 58%, in linea con la media a lungo termine, grazie a importazioni di LNG (Gas Naturale Liquefatto) e al gas del Mare del Nord.

Per questo motivo, dovremo osservare con attenzione le mosse delle banche centrali, per vedere se manterranno l'enfasi sulla lotta all'inflazione complessiva o se si orienteranno invece verso quella core (alimentari ed energia esclusi). Ciò avrà profonde implicazioni per le valutazioni e i mercati finanziari, nonché per l'economia globale.

Per il PIMCO GIS Dynamic Multi Asset Fund è stata una settimana tranquilla. L'esposizione azionaria netta è stata ulteriormente ridotta, ma manteniamo il nostro approccio relative value. Dal momento che i tassi d'interesse potrebbero collocarsi in un intervallo di oscillazione, abbiano iniziato a investire nello US High Grade Credit Index, rafforzando la nostra esposizione agli spread che da tempo si attestava sui minimi storici. Riteniamo infatti che in questo momento il credito presenti valutazioni convenienti rispetto alle azioni e ci sembra naturale ridistribuire il rischio.

Cordiali saluti,

Géraldine

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A cura di

Geraldine Sundstrom

Portfolio Manager, Asset Allocation EMEA

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