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Obbligazioni indicizzate all’inflazione

Le obbligazioni indicizzate all’inflazione (Inflation-linked bonds, ILB) sono titoli concepiti per aiutare gli investitori a proteggersi dall’inflazione. Emesse essenzialmente da Stati sovrani come USA e Regno Unito, le ILB sono indicizzate all’inflazione in modo tale che capitale e interessi salgano e scendano con il tasso di inflazione. L’inflazione può provocare una forte erosione del potere di acquisto dei risparmiatori e le ILB possono costituire uno strumento di protezione in tal senso, ma le ILB offrono anche altri vantaggi nel contesto generale di un portafoglio.

Inflazione: il primo ostacolo da superare

L’inflazione è un termine economico che descrive il generale aumento dei prezzi di beni di consumo e servizi. In seguito all’aumento dei prezzi, con un dollaro di risparmi si comprano meno beni e servizi: in altre parole, si perde potere d’acquisto. Per tenere conto degli effetti dell’inflazione, gli investitori dovrebbero concentrarsi sul rendimento “reale”, cioè sul guadagno depurato dell’inflazione. Gli investimenti che puntano a un rendimento superiore al tasso di inflazione possono proteggere ed eventualmente accrescere il futuro potere d’acquisto dei risparmiatori.

Da anni l’inflazione è bassa a livello mondiale. Nel decennio fino al 2011, ad esempio, gli Stati Uniti hanno avuto un’inflazione media annua del 2,5% in base alle variazioni a/a del Consumer Price Index (CPI – cfr. Figura 1). Ma anche un tasso di inflazione relativamente basso come il 2,5% annuo riduce il potere d’acquisto: beni e servizi che dieci anni fa costavano $100 oggi costerebbero $128.

L’effetto dell’inflazione sui rendimenti degli investimenti può essere altrettanto distruttivo. Ipotizziamo che un portafoglio azionario renda il 4% l’anno e che l’inflazione si attesti al 2,5%. Il rendimento reale del portafoglio, vale a dire il rendimento meno il tasso di inflazione, sarebbe dell’1,5%. Un investimento azionario, quindi, aumenterebbe il potere d’acquisto dei risparmiatori solo dell’1,5% l’anno. Un investimento nel mercato monetario, un conto di risparmio o qualunque altro strumento che renda meno del tasso di inflazione, pari al 2,5%, di fatto eroderebbe il potere d’acquisto, vanificando anche l’obiettivo più conservativo, quello di mantenere la stessa qualità della vita.

ILB: obbligazioni indicizzate all’inflazione

Le obbligazioni indicizzate all’inflazione sono concepite per aiutare gli investitori a proteggersi dall’impatto negativo dell’inflazione collegando contrattualmente il capitale e gli interessi dei bond a una misura dell’inflazione riconosciuta su scala nazionale, come il Consumer Price Index negli Stati Uniti e il Retail Price Index nel Regno Unito.

Le prime ILB sono state emesse dal Commonwealth of Massachusetts nel 1780 durante la Guerra d’indipendenza americana. Molto tempo dopo, negli anni Cinquanta del Novecento, anche i mercati emergenti hanno cominciato a emettere ILB. Negli anni Ottanta il Regno Unito è stato il primo paese sviluppato a immettere sul mercato i “linkers”, seguito da diversi altri Stati, come Australia, Canada, Messico e Svezia. Nel gennaio 1997 gli Stati Uniti hanno lanciato i Treasury Inflation-Protected Securities (TIPS), che rappresentano attualmente la componente più ampia del mercato globale delle ILB. Oggi le obbligazioni indicizzate all’inflazione sono solitamente vendute dai governi nel tentativo di ridurre i costi di finanziamento e ampliare la base di investitori. Le imprese hanno occasionalmente emesso ILB per lo stesso motivo, ma per un ammontare totale relativamente basso.

Calcolo del valore e delle cedole delle ILB

Data l’esplicita indicizzazione di una ILB a una misura dell’inflazione riconosciuta su scala nazionale, ogni aumento dei prezzi si traduce in un incremento diretto del valore del capitale. Consideriamo ad esempio un TIPS americano a 20 anni del valore di $1.000 con una cedola del 2,5% (1,25% su base semestrale) e un tasso di inflazione del 4%. Il capitale aumenterà giornalmente in base al tasso di inflazione. Alla scadenza il valore del capitale sarà di $2.208 (4% annuo composto semestralmente). Inoltre, anche se la cedola resta fissa al 2,5%, il valore in dollari di ogni pagamento degli interessi aumenterà poiché la cedola sarà calcolata sul valore del capitale corretto per l’inflazione. La prima cedola semestrale dell’1,25% pagata su un capitale corretto per l’inflazione di $1.020 è pari a $12,75, mentre l’ultima cedola semestrale sarà pari all’1,25% di $2.208, vale dire $27,60.

Anche se il meccanismo esatto di calcolo dei pagamenti può variare a seconda degli emittenti, tutte le ILB sono concepite per offrire agli investitori rendimenti contrattualmente indicizzati all’inflazione che possono servire come strumento per proteggersi dall’aumento dei prezzi. I rendimenti mensili delle ILB evidenziano storicamente una correlazione positiva con le variazioni mensili dell’inflazione, mentre molte delle altre principali classi di attivo, come azioni, obbligazioni governative nominali e obbligazioni societarie, hanno una correlazione negativa o nulla con l’inflazione nell’arco di un periodo prolungato.

La protezione dall’inflazione offerta dalle ILB è importante perché ogni risparmiatore e consumatore è esposto all’inflazione e dovrebbe quindi valutare una forma di copertura di tale rischio. Poiché le classi di attivo tradizionali come azioni e obbligazioni – che hanno un ruolo dominante in molti portafogli – possono risentire di periodi di persistente inflazione, le ILB, essendo esplicitamente indicizzate alle variazioni dell’inflazione, rappresentano un modo efficace per assicurare al portafoglio un rendimento reale.

I fattori che influiscono su performance e rischi delle ILB

Oltre all’inflazione maturata e alle cedole, il rendimento totale delle ILB è legato a una terza componente: l’oscillazione dei prezzi dovuta alle variazioni dei rendimenti reali. Se il bond viene detenuto fino alla scadenza, tale componente diviene irrilevante; prima della scadenza, tuttavia, il valore di mercato del titolo sale o scende rispetto al valore nominale.

Proprio come le obbligazioni nominali, i cui prezzi si muovono in risposta alle variazioni dei tassi di interesse nominali, le ILB si rivalutano se i rendimenti reali diminuiscono e si svalutano se i rendimenti reali aumentano. Se l’economia attraversa una fase di deflazione – cioè di prolungato calo dei prezzi – nel corso della vita di una ILB, il capitale corretto per l’inflazione può scendere al di sotto del valore nominale. I successivi pagamenti delle cedole si baseranno quindi su tale valore ponderato per la deflazione. Tuttavia, molti paesi che emettono ILB, come USA, Australia, Francia e Germania, offrono un deflation floor alla scadenza: se la deflazione porta il capitale al di sotto del valore nominale, l’investitore riceve comunque il valore nominale alla scadenza. Così, mentre il pagamento delle cedole si basa sul capitale ponderato per l’inflazione o la deflazione, alla scadenza l’investitore riceve l’importo più alto fra il capitale corretto per l’inflazione e il valore nominale iniziale.

Oltre a proteggere dall’inflazione, le ILB offrono altri vantaggi

L’inserimento delle ILB in un portafoglio di azioni e obbligazioni tradizionali può offrire agli investitori una maggiore diversificazione e una minore volatilità. Le ILB possono reagire in modo particolare a vari contesti economici ed evidenziano storicamente una bassa correlazione con azioni, materie prime e altre classi di attivo. Il portafoglio risulta quindi più diversificato e meno volatile e può offrire un miglior rendimento totale ponderato per il rischio. Se la diversificazione non protegge dalle perdite, in alcuni casi può però alterare favorevolmente il trade-off fra rischio e rendimento.

Stabilire il valore relativo delle ILB: il tasso di inflazione break-even

Per confrontare ILB e titoli di Stato nominali e determinarne il valore relativo, si può considerare il differenziale fra rendimenti nominali e reali, detto tasso di inflazione break-even. Tale valore indica le attese di inflazione implicite nel mercato; è il differenziale di tasso a cui i rendimenti attesi delle ILB e dei bond nominali sono uguali. Se il tasso di inflazione effettivo durante la vita dell’obbligazione è più alto del tasso breakeven, gli investitori guadagnano di più con le ILB assumendosi un minor rischio di inflazione.

Se il tasso di inflazione effettivo è al di sotto delle attese, l’obbligazione nominale con la stessa scadenza offre un rendimento superiore, anche se con un rischio di inflazione più alto.

Ad esempio, se un titolo di Stato nominale canadese a 20 anni rende il 2,5% e un’obbligazione a 10 anni dello stesso paese a rendimento reale offre lo 0,25%, il tasso di inflazione breakeven è pari al 2,25%. Se l’investitore ritiene che per i prossimi 20 anni il Canada avrà un’inflazione superiore al 2,25%, preferirà un bond canadese a rendimento reale.

Conclusione

Chiunque abbia dei risparmi o consumi beni e servizi è esposto all’inflazione e può beneficiare di un investimento in ILB. Le ILB, inoltre, reagiscono in modo particolare ai vari contesti economici e rappresentano quindi uno strumento di diversificazione all’interno di un portafoglio più ampio.

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