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Petrolio sui massimi pluriennali dopo le nuove sanzioni all'Iran: gli sviluppi da monitorare

A nostro avviso è ipotizzabile che la linea dura continui a sostenere i prezzi, ma la possibile concessione di deroghe potrebbe determinare la traiettoria delle quotazioni.

Le nuove sanzioni imposte all'Iran dagli Stati Uniti hanno spinto le quotazioni petrolifere verso massimi pluriennali. A nostro avviso è ipotizzabile che la linea dura continui a sostenere i prezzi, ma la possibile concessione di deroghe comporta un rischio al ribasso.

La scorsa settimana, quando l'OPEC ha deciso di non ridurre la produzione petrolifera per contrastare il crescente squilibrio del mercato, il Brent si è stabilizzato in corrispondenza di un picco di USD 86,30 al barile, il livello più alto dalla fine del 2014 (cfr. grafico). Il rally del petrolio, che da inizio anno ha guadagnato quasi USD 20 al barile, è particolarmente notevole alla luce del rafforzamento del Dollaro statunitense e dell'indebolimento della maggior parte degli altri mercati delle materie prime, in particolare di quello dei metalli di base. La sovraperformance del greggio è ascrivibile principalmente a fattori geopolitici, ossia alla continua flessione della produzione venezuelana e all'attuale calo delle esportazioni iraniane. Queste riduzioni dell'offerta hanno più che compensato i timori per il rallentamento dell'attività economica globale (in parte derivanti dall'acuirsi delle tensioni commerciali) e per l'accelerazione della produzione di greggio e frazioni liquide di gas naturale negli Stati Uniti.

L'aumento dei prezzi a lungo termine riflette i timori relativi alla capacità

La Russia e i principali paesi produttori dell'OPEC, come l'Arabia Saudita, hanno aumentato la produzione per cercare di ovviare al calo delle esportazioni iraniane, ma questa misura non è stata sufficiente per frenare il rally delle quotazioni; anzi, ha attirato l'attenzione sull'assenza di capacità inutilizzata nel mercato. L'Arabia Saudita, il Kuwait e gli Emirati Arabi Uniti, i maggiori detentori di capacità inutilizzata, dovranno a nostro avviso espandere la produzione oltre i livelli record precedenti per recuperare il prodotto perduto, lasciando che nel caso di una nuova interruzione il mercato si affidi alla capacità inutilizzata segnalata (ma non comprovata). Come ha dimostrato la storia, quando i mercati delle materie prime operano con una capacità inutilizzata tanto ridotta, aumenta il rischio di un rialzo dei prezzi.

Riteniamo che i timori del mercato per il calo della capacità inutilizzata siano visibili nell'aumento delle quotazioni petrolifere a lungo termine, che inizialmente sono state sostenute dal ritiro degli Stati Uniti dall'accordo sul nucleare con l'Iran (Joint Comprehensive Plan of Action, o JCPOA) in primavera. I prezzi sono tornati a salire quando è apparso evidente che gli Stati Uniti non seguivano più la linea dell'amministrazione precedente, che mediante la concessione di deroghe cercava di indurre i consumatori di petrolio a ridurre gli acquisti ogni 180 giorni. Questa politica più aggressiva volta a scoraggiare l'estrazione di petrolio sta mettendo alla prova il sistema anche più del previsto, spingendo le quotazioni oltre i livelli che sarebbero altrimenti giustificati dall'interazione di domanda e offerta.

L'incognita delle deroghe potrebbe determinare la traiettoria dei prezzi

In un'ottica futura, riteniamo che la decisione degli Stati Uniti di concedere o meno deroghe ai consumatori di petrolio influirà notevolmente sull'andamento delle quotazioni. Sebbene l'Europa, la Russia e la Cina appaiano interessate ad agevolare il commercio petrolifero con l'Iran e a mantenere il JCPOA, le continue minacce provenienti da Washington finiranno probabilmente per scoraggiare gli acquirenti societari e per limitare il commercio alle imprese esterne ai mercati finanziari statunitensi e ai pagamenti in valute diverse dal Dollaro (o persino in natura).

Se i timori per i potenziali danni economici derivanti dalle quotazioni petrolifere elevate dovessero tradursi in una flessibilità a breve termine delle politiche statunitensi, magari in vista delle prossime elezioni di metà mandato, i prezzi del petrolio potrebbero scendere verso gli USD 70. Ci preme sottolineare che a nostro avviso un rilascio delle riserve petrolifere strategiche non avrebbe lo stesso impatto; anzi, servirebbe solo a mettere ulteriormente in evidenza la scarsa capacità inutilizzata. Naturalmente, se gli Stati Uniti dovessero mantenere l'attuale orientamento, come hanno lasciato intendere il Consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, il segretario di Stato Mike Pompeo, il Senior Policy Advisor del segretario di Stato e Rappresentante speciale per l'Iran Brian Hook e il Presidente Trump, questo scenario potrebbe facilmente spingere le quotazioni petrolifere verso gli USD 85 o persino oltre in caso di ulteriori interruzioni dell'offerta.

In conclusione In ciascuno di questi scenari è probabile che il mercato petrolifero rimanga sufficientemente teso da consentire la progressiva backwardation lungo la curva dei prezzi del petrolio, un contesto a nostro giudizio positivo per chi investe in questa materia prima.

Oil Hits Multiyear Highs on Renewed Iran Sanctions What Investors Should Watch

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