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Conseguenze Economiche: Interviene il Congresso?

Una più audace risposta fiscale al coronavirus è diventata un imperativo economico e politico

Le autorità di tutto il mondo ricorrono all’arsenale fiscale per una risposta all’altezza delle sfide economiche indotte dal coronavirus: una mossa benvenuta, considerato che le banche centrali hanno spinto la politica monetaria al limite dell’esaurimento.

Negli Stati Uniti, il clima politico riguardo a un imponente sostegno pubblico è cambiato; solo due settimane fa, i legislatori hanno approvato un provvedimento da 8 miliardi di Dollari per la risposta sanitaria al COVID-19, un virus che mette a rischio la vita umana, ma la rapidità di diffusione del contagio, il precipitare dei mercati e il rallentamento economico hanno fatto sì che una risposta fiscale più robusta sia diventata un imperativo per l’economia e per la politica.

Alla data di stesura di questo blog, il Congresso ha approvato un pacchetto da quasi 100 miliardi di Dollari che comprende un insieme di misure per i lavoratori colpiti, tra cui 14 giorni di congedo retribuito per malattia, l’ampiamento del programma di sostegno alimentare per chi si trova in difficoltà economica, l’aumento dell’indennità di disoccupazione e maggiori risorse per il programma di assistenza sanitaria pubblica Medicaid. 

Tuttavia, con i mercati che vacillano e l’economia che rallenta, un pacchetto di stimolo ancora più imponente, di entità compresa fra i 600 e i 1000 miliardi di Dollari, pare essere solo questione di tempo.

Con possibile disappunto dei mercati, tuttavia una tale iniezione potrebbe essere incrementale piuttosto che in un’unica soluzione, ovverosia il Congresso potrebbe spalmare lo stimolo su provvedimenti successivi di minore entità piuttosto che approvare tutte le misure in un unico provvedimento, e potrebbero dunque volerci settimane, e non giorni per l’approvazione. A ulteriore complicazione, visto il crescere dei casi di contagio in Campidoglio, i membri del Congresso potrebbero non poter rientrare a Washington per diverse settimane e dover dunque procedere a discutere ed approvare le norme collegandosi in remoto– il che è già una sfida di per sé.

Un’altra questione che si pone in maniera specifica per questa contrazione è la possibile minore efficacia degli strumenti e delle leve fiscali tradizionali. Ad esempio, potrebbe essere difficile istituire delle linee di credito che raggiungano tutte le piccole e medie imprese, che saranno le più interessate dalle interruzioni di attività. L’invio di assegni direttamente ai contribuenti potrebbe essere un provvedimento positivo per consentire loro di soddisfare le necessità primarie, ma non è chiaro se possa servire ad aumentare la domanda di servizi, soprattutto con riguardo ai settori più colpiti: dopotutto se gli americani sono in auto-quarantena, saranno poche le persone che acquisteranno viaggi e divertimenti.

Ciò che potremmo vedere in un pacchetto di stimolo più imponente è un insieme di strumenti fiscali: ulteriore sostegno ai disoccupati, assistenza per le piccole imprese sotto forma di accesso agevolato al credito e forse esenzione dai versamenti contributivi, alcuni aiuti diretti per quei grandi settori più colpiti (compagnie aeree, alberghiero e ristorazione), finanziamento di linee di credito stile 2008 operate dal  Tesoro e dalla Federal Reserve e ulteriori risorse per contenere la diffusione del coronavirus.

Queste misure non saranno la panacea perfetta ma dovrebbero contribuire a evitare una contrazione economica più profonda.  A questo punto, negli Stati Uniti, con una recessione che appare piuttosto probabile, un aumento della spesa pubblica pari al 4% del PIL costituirebbe una compensazione rilevante per i danni economici di breve periodo che con ogni probabilità deriveranno dalle misure di distanziamento sociale, dalla sospensione dei viaggi e dalle quarantene vere e proprie.   

In conclusione: negli Stati Uniti, la politica è a favore di una risposta fiscale più robusta, ma occorre tenere a mente che il Congresso è congegnato per agire in maniera più progressiva e più lenta di quanto potrebbe essere gradito ai mercati. Lo stimolo arriverà – e non dovremmo mai sottovalutare la capacità del Congresso di rispondere a una crisi, soprattutto se i suoi componenti si giocano la rielezione – ma sarebbe un errore ritenere che qualunque provvedimento che il Congress approverà sarà la cura definitiva per l’economia, quantomeno nel breve termine.

Libby Cantrill  responsabile politiche pubbliche presso PIMCO e Tiffany Wilding economista di PIMCO specializzata sul Nordamerica.

A cura di

Libby Cantrill

Executive Office, Public Policy

Tiffany Wilding

Economista per gli Stati Uniti

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